Statistiche geneticamente modificate?

Sono d’accordo!

Occorre maggiore informazione nel campo degli OGM.

Mi spingo anche oltre.

Occorre un’informazione che dia voce a posizioni favorevoli e contrarie in ugual misura, con scienziati e “mediatori scientifici” preparati e onesti. E che questo scambio passi attraverso il maggior numero di mezzi comunicativi. Perché solo così è possibile evitare distorsioni e strumentalizzazioni.

Il sondaggio

    Lo scorso 27 novembre Futuragra (associazione di imprenditori agricoli che si batte per l’introduzione delle biotecnologie in Italia e il diritto alla libera scelta degli agricoltori) ha presentato, in una lunga conferenza stampa, i dati ottenuti dal sondaggio ISPO intitolato “OGM: informazione, opinione sulla ricerca scientifica e propensione all’acquisto degli italiani” (ricerca-ispo_futuragra_roma_27_11_2012)

   Il primo dato che mi colpisce è che solo il 42% degli intervistati sa che le piante “contengono geni”(pag. 5). Considerato che senza geni non ci può essere manipolazione genetica, già questo mi sembra un dato rilevante per mostrare la nostra profonda incompetenza. La realtà è più grave perchè non solo  senza geni non c’è vita, ma non si conosce vita senza geni. Il sondaggio dunque sonda l’analfabetismo della popolazione italiana.

   Entrando più in profondità risulta che solo il 7% del campione sa cos’è un alimento OGM, i 2/3 degli intervistati ne ha sentito parlare in modo superficiale, il restante terzo non sa di cosa si tratti.

   Incrociando però le varie domande poste emerge che solo il 5% delle persone ha un’effettiva conoscenza dell’argomento (pag.9), cioè solo 40 persone su 800 sanno cos’è un cibo con OGM.

   A questo punto ogni altra domanda sulla propensione all’acquisto e al consumo del prodotto, sulla disponibilità a seminare sul terreno nazionale sementi geneticamente modificate, sulla possibilità di continuare la ricerca investigativa circa i benefici o danni per la salute, perde significato. Mi sembra ovvio (o per lo meno dovrebbe esserlo) che solo chi è adeguatamente informato è messo nella condizione di esprimere un giudizio su termini così importanti.

   Il questionario invece continua con una serie di domande volte a misurare la conoscenza delle normative sui prodotti agricoli in ambito europeo e nazionale. Circa un terzo del campione sa che “oggi nei punti vendita in Italia vengono venduti prodotti con quote di ingredienti OGM” (pag. 15). La domanda non mi sembra posta in modo corretto; esistono anche cibi che, indicandolo esplicitamente in etichetta, non usano OGM. Ho trovato piuttosto anomalo che, nonostante solo il 5% del campione sappia cos’è il cibo OGM, una percentuale cinque volte maggiore abbia informazioni (più o meno approfondite) sulla normativa OGM.

   Viene quindi richiesto al campione di ricordare quante informazioni ha ricevuto, sia pro che contro gli OGM (pag. 21-22). Per dare maggiore consistenza alle percentuali i “ben informati” vengono sommati a coloro che “ne hanno sentito parlare”.La percentuale infatti cresce. Il picco di informazioni ricevute pro OGM è pari al 27% e quello contro gli OGM è pari al 35%. Di conseguenza, dice IPSO, gli italiani sono più esposti a informazioni contro gli OGM per una percentuale pari al delta dei due picchi informativi (8-10%).

   Si passa infine al tema più scottante: ricerca e OGM. Le domande diventano sempre più complesse.

La mia mente ritorna ancora una volta al dato base, quel famoso 95% del campione che non sa cos’è un OGM…

Si parte da questa asserzione: “in Italia, la ricerca scientifica sugli OGM oggi è stata di fatto azzerata”. Il campione deve dire quanto è in sintonia con alcune affermazioni che seguono (l’elenco completo è a pag. 27):

1. Gli scienziati italiani devono poter fare ricerca alle stesse condizioni dei colleghi degli altri paesi

2. È utile continuare a fare ricerca scientifica sugli OGM perché venga dimostrata senza dubbi la loro bontà o nocività

   Sono certa che se mi avessero posto queste domande e se non sapessi nulla di OGM sarei in perfetta sintonia con queste affermazioni, soprattutto se ci fosse un riferimento alla mia salute. Non sapendo cosa significa ricerca in campo, e quali sono le conseguenze, perché mi dovrei opporre al progresso?

   L’indagine prosegue: “In Italia da 10 anni la legge consente l’importazione e la vendita di prodotti OGM ma non ne consente la coltivazione. Le chiedo ancora di dirmi quanto si sente d’accordo” con questa opinione: “Se si possono vendere prodotti OGM in Italia, allora si dovrebbero anche coltivare” (pag.30).
E qui ben oltre il 50% del campione si trova d’accordo (18% molto favorevoli, il 34% più cauti). Come se coltivare (e quindi intervenire in modo irreversibile su un territorio) coincidesse con la decisione personale di mangiare, o non mangiare, prodotti OGM.

 E ancora:

Il fatto che altri agricoltori stranieri possano vendere OGM in Italia, pone un serio problema di concorrenza agli agricoltori italiani, che non possono coltivare OGM” (pag. 30).
In un momento di crisi lavorativa la risposta è anche troppo saggia: il 22% concorda che questo è un problema, il 34% che potrebbe esserlo.

   Siamo alle domande finali, il sondaggio sta proseguendo un quarto d’ora: “Lei pensa che prenderebbe in considerazione l’idea di acquistare prodotti OGM se: fosse certo che quei prodotti OGM aiutassero ad evitare patologie, garantissero produzioni agricole più sostenibili dal punto di vista ambientale, costassero meno degli equivalenti prodotti non OGM”. (pag.31)

   Mi sembra evidente che ci troviamo davanti a domande alle quali viene naturale rispondere in modo favorevole. Si tratta di interrogativi che hanno già al loro interno una risposta positiva. La certezza che gli OGM aiutino a evitare patologie (umane, vegetali? chissà…) è tuttora un concetto altamente dibattuto in ambito scientifico; la sostenibilità ambientale è un aspetto profondamente contestato; qual è infine il prezzo dell’alimento OGM? quello che si paga al mercato o quello invisibile e ben più alto dei costi ambientali e sociali?

 Il sondaggio si conclude con una propensione del campione all’acquisto. Ma questa domanda che importanza ha, dal momento che già gli italiani mangiano quote variabili di cibo transgenico come si dice a pag. 15?

 Conclusioni

Questo sondaggio dimostra la necessità di dare informazioni equilibrate, strumenti affilati affinchè ciascuno di noi possa decidere con consapevolezza.

   Lo stesso sondaggio, nel momento in cui pone domande altamente specifiche ad un campione totalmente ignaro dell’argomento, diventa demagogico e fuorviante.

   Illuminanti a tal proposito sono le considerazioni del Senatore Giancarlo Galan: “Il dibattito è totalmente assente perché se c’è il dibattito prevale la logica e gli Ogm vincerebbero”. Ovvero gli scienziati che hanno posizioni contrarie sarebbero illogici.

   Il Presidente di ISPO, Renato Mannheimer, afferma che“i prodotti (OGM)servono ad evitare le patologie. Se si spiega quello, è già fatto” e ancora “Quando se ne parla, dopo 15 minuti di sondaggio ad esempio, l’atteggiamento verso l’acquisto e la ricerca è positivo”.

   In altre parole, se al posto di un dibattito scientifico equilibrato, si danno alcune informazioni mirate ogni “pregiudizio” viene superato.

Controprova

   Proviamo a fare un piccolo esercizio. Sostituiamo la parola OGM con un’altra con cui abbiamo maggiore confidenza e sulla quale ci sia una dibattito vivace. A me verrebbe in mente “nucleare”. E vediamo l’effetto che fa rileggere il sondaggio in modo consapevole.

Silvia Pattuelli



One Comment

  1. and wrote:

    Un felice esempio di manipolazione dei dati
    “…Speranza (di seminare OGM ndc),.., suffragata dagli incoraggianti risultati dell’indagine Ispo presentati da Renato Mannheimer, intervenuto al dibattito in video conferenza. «Più o meno la metà degli italiani sa con precisione il significato della sigla Ogm e oltre il 42% è consapevole del fatto che i geni sono contenuti in tutte le piante – ha spiegato il sondaggista -. Il 55%, inoltre, dichiara di aver avuto informazioni frequenti, soprattutto dalla tv: ma il livello di conoscenza della normativa italiana è a dir poco lacunoso. Eppure ben il 52% dei consumatori si dichiara interessato ad acquistare prodotti provenienti da materie prime Ogm».

    http://www.bresciaoggi.it/stories/Economia/452677_ogm_confagricoltura_rilancia_non_ci_sono_rischi_per_la_salute/