…. E se fosse piu’ semplice del previsto?

 

PARTE 2

Lo scenario da cui partiamo è quello del post precedente.
Una situazione davvero complessa e in cui il panorama delle opzioni possibili si è fatto terribilmente ristretto.
D’altra parte continuare come se niente fosse è la peggiore scelta che si possa fare.
La più pericolosa.

In questa corsa rocambolesca verso lo sviluppo a tutti i costi non ci siamo accorti che attorno a noi ci sono ancora – per poco – viottoli che sembrano tortuosi e senza uscita, ma che invece sono strade percorribili e con panorami mozzafiato.

Non li abbiamo visti semplicemente perché siamo abituati ad ascoltare le voci più assordanti, quelle dell’Agricoltura Industriale che non ha alcun interesse a promuovere scenari diversi da quelli in cui siamo.

E’ stato pubblicato lo scorso luglio uno degli studi più seri e approfonditi sul confronto tra agricoltura convenzionale o agro-industria e agricoltura più sostenibile, non basata sulla chimica.
Non si tratta ancora di agro-ecologia, ma la direzione è quella.

Nella fattoria di Marsden, Iowa (Usa), un gruppo di ricercatori provenienti dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), dall’Università del Minnesota e dall’ Iowa State University ha inziato nel 2001 a mettere a confronto terreni adiacenti coltivati con metodologie diverse dal punto di vista della produttività, della redditività e della salute ambientale.
Lo studio (1) è proseguito fino al 2011. Il budget di spesa è stato di circa 118.000 dollari.

Slide 1Un appezzamento di terreno di circa 9 ettari è stato diviso in tre aree.
In una sono state applicate le metodologie del convenzionale: alternanza di mais e soia sugli stessi terreni, con cicli di due anni. La fertilità persa del terreno e la presenza di infestanti si combatte con l’uso “copioso” di fertilizzanti inorganici e diserbanti.

 

Foto aerea  della Fattoria di Marsden
Abbreviazioni: m = maia, sb = soia, g = altri cereali, a = erba medica

Nelle altre due aree sono state messe multi-colture alternate: una rotazione su 3 anni che include un altro cereale, oltre a soia e mais più una copertura di trifoglio rosso ed una rotazione su 4 anni che aggiunge a soia, mais, tricale o avena, anche erba medica.

 

I risultati confermano quello che da sempre sostengono coloro che praticano agro-ecologia.

Nelle rotazioni a 4 anni le rese medie di mais sono state superiori del 4% e quelle della soia maggiori del 9%.

A livello economico si è rilevato che le rotazione a 3 anni ha avuto una remunerazione maggiore del 6% rispetto a quella convenzionale mais/soia, quella a 4 anni leggermente inferiore del 3%. Occorre però tener conto che quella convenzionale ha utilizzato i maggiori incentivi statali che vengono attualmente riconosciuti a mais e soia. Ovviamente non c’è alcuna comparazione circa le esternalità dei vari metodi.

Per quanto riguarda l’uso di fertilizzanti chimici l’utilizzo sulle rotazioni complesse ha consentito una sua riduzione consistente: ben 89 e 93% sulle rotazioni a 3 e 4 anni rispetto a quella convenzionale. Non solo, la qualità del suolo è migliorata col passare del tempo.

Infine l’utilizzo di coperture costanti del terreno ha ridotto la necessità di erbicidi per un valore pari al 96 e 97% sulle rotazioni a 3 e 4 anni rispetto a quella convenzionale.

Ciò ha portato ad una riduzione globale dell’eco-tossicità del sistema (misurata in base alla tossicità dell’acqua dolce) di ben 200 volte.

Nella fattoria di Marsden è stato poi introdotto il bestiame. Il terreno si è così arricchito, anno dopo anno, con leguminose foraggere e utilizzo del letame. I risvolti positivi sono aumentati.

Il letame, normalmente destinato ad essere un prodotto di scarto che contribuisce ad inquinare l’acqua, è stato integrato nella produzione. E’ diminuita la necessità di fertilizzanti chimici e di combustibili fossili per il trasporto dei cereali per la vendita.
I cereali da foraggio e l’erba medica sono stati utilizzati per nutrire il bestiame in loco.

Oltre al benessere dell’ambiente è aumentato anche il lavoro umano. In effetti la lunghezza delle rotazioni va di pari passo con l’incremento di un altro tipo di energia, quella manuale. Tenendo conto che il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è oggi pari al 37%, mi sembra un buona notizia. Questo costo è stato ovviamente conteggiato nel momento in cui si è calcolata la redditività.

 

I ricercatori hanno così concluso il loro lavoro:

“Miglioramenti sostanziali nella sostenibilità ambientale da parte dell’agricoltura sono oggi realizzabili, senza sacrificare la produzione alimentare o la sussistenza degli agricoltori.
Quando vengono completamente eliminati i prodotti chimici, divari di rendimento possono esistere tra i sistemi convenzionali e le alternative.
Tuttavia, tali differenze di rendimento possono essere superate attraverso l’applicazione strategica di livelli molto bassi di prodotti agrochimici nel contesto di sistemi di coltivazione diversi.
Anche se il mais è coltivato meno frequentemente nelle rotazioni a 3 e 4 anni rispetto a quello ottenuto nella rotazione su 2 anni, ciò non compromette la capacità di tali sistemi di contribuire alla fornitura globale di cibo, dato il contributo relativamente basso di mais e soia al consumo umano diretto e data la capacità degli animali di consumare altri cereali e foraggi.”

 trittico

“Gli attuali alti prezzi di mais e soia e gli scarsi incentivi … volti alla salvaguardia ambientale scoraggiano la diffusione dei sistemi di rotazione di multi-colture nello Iowa e in tutti gli Stati del Corn Belt.

Tuttavia, se il costo dell’energia fossile aumenta in modo sostanziale rispetto al prezzo dei cereali, il sistema di diversificazione sperimentato in questo progetto può servire come modello per tutti i tipi di coltivazione che dovranno essere posti in essere affinchè l’agricoltura dello Iowa rimanga produttiva e redditizia.
Dovrebbero essere introdotte norme sul rispetto ambientale che costringano i contadini a ridurre la quantità di fertilizzanti sintetici e pesticidi, i risultati di questo progetto indicano che sistemi di rotazione delle colture offrono opzioni attuabili a livello agronomico ed economico.” (2) 

 

Questo progetto è stato sviluppato su una realtà, quella statunitense dell’area Corn Belt, il cui livello di consumo delle risorse (acqua, terreno, carburanti fossili e derivati) è elevatissimo e in cui la monocoltura è portata alla massima esasperazione.

Il merito dello studio non sta tanto nell’aver scoperto qualche nuova tecnica – le rotazioni, le pacciamature, il no-tilling, fanno parte di un patrimonio di conoscenze ormai sepolto, ma consiste nell’avere smontato tre punti cardine dell’agricoltura industriale:

  1. un piccolo cambiamento può portare a benefici immediati sia per la salute che per l’ambiente
  2. la redditività non diminuisce alla diminuzione dei costi per erbicidi, pesticidi, combustibili fossili
  3. la resa non è inferiore a quanto accade nel convenzionale.

fotoPartendo da questi presupposti il prossimo passo per una agricoltura totalmente organica non solo sarà facile, ma sarà sollecitato da tutti quegli agricoltori che avranno finalmente trovato una propria autonomia rispetto alle imposizioni della grande industria agricola.

Ci si dimentica troppo spesso che alle donne e agli uomini che hanno scelto di fare i contadini è affidato il futuro di questa Terra.

 

Confronto su un terreno dopo 43 di coltivazione senza aratura convenzionale (a sin)e 23 anni di aratura convenzionale (a destra) in NAEW in Coshocton, OH 

 

 

Note:

1. http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0047149

2. http://www.leopold.iastate.edu/sites/default/files/grants/E2007-09.pdf