La dignità delle piante

di Silvia Pattuelli

Nella Costituzione svizzera è contemplato un principio  particolarmente innovativo: l’obbligo di tenere conto della dignità dell “essere vivente” quando si ha a che fare con le piante e con il loro utilizzo (1).
Per dare una connotazione concreta alla parola “dignità” nell’ambito del regno vegetale,  il Consiglio Federale elvetico ha sentito l’esigenza di nominare  una Commissione Federale d’Etica per le Biotecnologie Non Umane, ECHN, composta da  botanici, biologi molecolari, filosofi esperti in etica ed ecologisti, la quale ha elaborato nel 2008 il seguente documento: The dignity of living beings with regard to plants. Moral consideration of plants for their own sake  in italianoLa dignità dell’essere vivente nel regno vegetale. La considerazione morale delle piante in quanto tali’.

 

Giuseppe Penone

Giuseppe Penone – ‘Continuerà a crescere tranne che in quel punto’

Le conclusioni di questa commissione (2) sono state poi recepite dalla legislazione ed è così che la Svizzera è diventata la prima nazione al mondo ad introdurre il principio di garanzia dei diritti delle piante .
E’ indubbio che le piante siano indispensabili alla vita animale e che abbiano pertanto un valore strumentale:
  • producono l’ossigeno nell’aria e assorbono l’anidride carbonica
  • sono alla base della catena alimentare  (tutto ciò che mangiamo o è un vegetale o si è nutrito di vegetali)
  • forniscono gran parte dell’energia che utilizziamo: combustibili fossili quali idrocarburi, gas, carbone, ecc

Oltre a questo valore, ne esiste un altro legato alla sfera emotiva e definibile come relazionale: una pianta può avere una forte connotazione estetica o un valore sentimentale perchè, ad esempio, ci riporta alla memoria una persona che non ci è più vicina.

Entrambe queste qualità – strumentale e relazionale – hanno un limite: continuano a basarsi sul fatto che gli esseri umani riconoscono l’importanza della pianta unicamente in base alla funzione, anche meramente sociale, di quest’ultima. 
Per inciso, se ci limitassimo anche solo a riconoscere un ruolo strumentale al mondo vegetale avremmo già iniziato a proteggerlo. Invece continuiamo ad abbattere gli alberi per futili motivi, a potarli in modo drastico procurando loro gravi malattie e non esitiamo ad incendiare vaste aree di vegetazione.
Il documento prodotto dalla commissione elvetica si è invece sforzato di andare oltre questo approccio per riconoscere alle piante un valore intrinseco, una dignità che va protetta e rispettata in sè.
Il fulcro dello studio si incentra su tre questioni essenziali sulle quali credo sia importante riflettere in quanto sono alla base del nostro rapporto con gli esseri viventi non animali:
Perchè riconoscere dignità al mondo vegetale?
Quando non si possiede un sistema nervoso centrale può un disturbo essere percepito con consapevolezza?
Un essere vivente può essere danneggiato anche quando non è cosciente di quanto gli può succedere?
Si potrebbe essere tentati di rispondere a queste sollecitazioni in base alla semplice intuizione, ma il rischio grave sarebbe quello di un approccio troppo condizionato dalle esperienze personali.
È dunque necessario procedere nel modo più “scientifico” ed “oggettivo” possibile.

 

Negli ultimi dieci anni sperimentazioni presso centri di ricerca universitari hanno dimostrato che le piante:
sentono con sensi più numerosi e spesso più raffinati dei nostri
hanno coscienza di sè e dell’altro da sè(3)
riconoscono i legami familiari (4)
imparano (5)
ricordano (6)
giocano
adeguano la loro crescita e l’evoluzione in base agli stimoli esterni
comunicano tra loro a distanza (7)
istituiscono complesse relazioni con insetti ed uccelli (8)
reagiscono a predatori e a patogeni. 
Sono quindi, in estrema sintesi, esseri con una intelligenza profonda, come illustra in modo esemplare Stefano Mancuso in questo video.
Il fatto di non disporre di organi simili ai nostri (annusano senza naso, digeriscono senza intestino, vedono senza occhi, ecc.) le rende così distanti da noi che spesso non riusciamo a considerarle come appartenenti al mondo degli esseri viventi.
Eppure l’aver condiviso con il mondo vegetale ben 3 miliardi di anni – la differenziazione è avvenuta “solo” 500 milioni di anni fa –  comporta che le somiglianze a livello cellulare fra piante ed animali siano sorprendenti e impensabili fino a poco tempo fa.

Date tutte queste premesse il non sapere se le piante sentono, non ci permette  più di affermare con sicurezza che queste non sentano.

Non solo, è ormai evidente che le piante hanno un proprio fine che potremmo definire come l’evoluzione della specie, o in modo più articolato, sviluppo, riproduzione, crescita.
La conclusione della commissione è perentoria: riconoscere dignità significa che “un danno arbitrario causato alle piante (considerate sia come insieme che come specie o come individui) non è moralmente ammissibile” e ogni loro strumentalizzazione richiede un’adeguata giustificazione morale.

 

Questa affermazione rivoluzionaria apre la porta a numerose tematiche finora etichettate in senso ampio come “ambientaliste” o “sociali”, ma d’ora in poi definibili come “etiche” o, in alcuni casi, “etico-sociali”.
Si pensi ad esempio al problema di rendere le sementi sterili, che in quest’ottica va oltre il diritto alla sovranità alimentare di un popolo e diventa la lesione di un diritto della pianta a riprodursi, ma anche alla creazione degli Organismi Geneticamente Modificati, alla brevettabilità delle piante e in senso ampio al loro “possesso” da parte di qualcuno,  oppure pensiamo alla semplice decapitazione dei fiori lungo la strada del ritorno da parte del contadino che, dopo aver mietuto il campo di grano, li abbatte  senza una causa ragionevole arrecando loro un danno arbitrario.

 

E’ questo cambiamento di prospettiva che deve farci riflettere ogni volta che il nostro sguardo si posa su un essere vegetale: quella pianta, quel fiore non sono lì per noi, per nutrirci, per soddisfare il nostro gusto estetico, per riscaldarci e così via, ma sono lì per se stesse, sono esseri viventi con una propria dignità, ledere questo diritto significa umiliarle e violarle.

 

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 NOTE E APPROFONDIMENTI:

(1) La Confederazione emana prescrizioni sull’impiego del patrimonio germinale e genetico di animali, piante e altri organismi. In tale ambito tiene conto della dignità della creatura nonché della sicurezza dell’essere umano, degli animali e dell’ambiente e protegge la varietà genetica delle specie animali e vegetali.

(2) Di seguito le conclusioni della Commissione:

  1. Arbitrarietà: i membri del comitato unanimemente considerano che un danno arbitrario causato alle piante non è moralmente ammissibile.
  2. Proprietà delle piante: le piante (considerate sia come insieme che come specie o come individui) sono escluse per ragioni morali dalla proprietà assoluta. Secondo questa interpretazione nessuno può trattare le piante obbedendo soltanto ai propri desideri.
  3. Modificazioni genetiche: non c’è nulla che contraddica l’idea di dignità degli esseri viventi nella modificazione genetica delle piante, finché la loro indipendenza e quindi la loro capacità riproduttiva e abilità adattativa è assicurata. I limiti etici all’uso di modificazioni genetiche delle piante esistono ma non sono oggetto della presente discussione.
  4. Brevettabilità: la questione della brevettabilità delle piante è essenzialmente una questione di etica sociale. Però, poiché non coinvolge direttamente il bene delle piante, non è oggetto di questa discussione. Per una minoranza la brevettabilità delle piante è moralmente inammissibile in quanto contraddice il principio di dignità degli esseri viventi.
  5. Proporzionalità: ogni azione con o contro le piante che serva per l’auto-preservazione degli uomini è moralmente giustificata purché segua il principio di precauzione.

(3) Uno studio pubblicato lo scorso maggio dimostra che le piante riconoscono se i loro vicini sono “buoni”  e quindi utili al loro sviluppo. Finora si pensava che le informazioni sul vicinato fossero ricavate dalla luce e dall’odore emanati dalle piante vicine. Questo studio rivela invece che i vicini emettono anche vibrazioni sonore. E’ così che i semi di peperoni messi in condizione di non poter “vedere”, nè “annusare” il vicino,  sono germinati più felicemente in prossimità del basilico, che notoriamente inibisce la crescita di erbe spontanee e parassiti.The_ya-te-veo

(4) In questo studio condotto nel 2007 e pubblicato su Nature si è dimostrato che le piante prima di attuare un comportamento reattivo (di difesa  o di attacco) nei confronti dei vicini, valutano se c’è un’affinità genetica. Se le piante vicine vengono riconosciute come madri le strategie attuate sono di cooperazione. L’esperimento è avvenuto in questo modo: in due vasi differenti sono stati seminati 30 semi. In un caso erano tutti provenienti dalla stessa pianta, nell’altro da piante diverse. I semi del primo vaso hanno prodotto un numero di radici nettamente inferiore a quelli del secondo, privilegiando la crescita aerea, mentre nell’altro caso la crescita delle radici è stato funzionale all’accaparramento delle sostanze nutritive e idriche.

(5) Il Prof. Stefano Mancuso racconta di un esperimento condotto presso il laboratorio del LINV sulla mimosa pudica, pianta che se toccata chiude le foglie per spaventare i potenziali insetti dannosi. Poichè il movimento richiede consumo di energia, se la pianta associa uno stimolo a una sollecitazione non pericolosa, questo meccanismo non si manifesta. In effetti la pianta ha reagito le prime 6-7 volte in cui veniva percosso il vaso per poi non reagire più non associando alcun pericolo allo stimolo. Successivamente è stata toccata con una matita, cioè in modo diverso e ha reagito chiudendo le foglie.  Non solo, il vaso è stato nuovamente percosso dopo due mesi e la piantina, ricordando lo stimolo non pericoloso, non ha reagito.

(6) …un gruppo di ricercatori polacchi guidati da Stanislaw Karpinski, mostra che le piante non solo inviano segnali elettrochimici in maniera analoga al sistema nervoso animale, ma “ricordano” le informazioni (come uno stimolo luminoso) e sono dotate di cellule dedicate alla trasmissione di queste informazioni. La persistenza della memoria si concretizza esaminando le immagini acquisite con tecniche di fluorescenza per valutarne le risposte,  in cui è evidente, anche dopo aver tolto la sorgente luminosa, la permanenza dello stimolo provocato dalla luce.

(7) Il team dell’Università di Exeter è riuscito a filmare per la prima volta un “dialogo” tra le piante.  Gli scienziati hanno tagliato alcune foglie di Arabidopsis. L’hanno poi chiuso in una camera sigillata con due cavoli della stessa specie e si sono messi in ‘ascolto’.  Il cavolo ferito ha emesso un fitormone, il jasmonato di metile, che è stato captato dalle altre due piante le quali a loro volta hanno propagato lo stesso gas comunicando il pericolo ad altri vegetali. Le piante erano però state modificate per emettere, oltre al gas, la proteina ‘luciferase’ che fa emanare luce: questo ha permesso di registrare i ‘messaggi’. Il livello della luce era invisibile a occhio nudo, ma è stato filmato con una sensibilissima telecamera in grado di contare i fotoni. Il dialogo tra piante è entrato a far parte di una nuova serie di documentari della Bbc, ‘How to Grow a Planet’, presentata da Ian Stewart. «È affascinante – ha detto Stewart – rendersi conto che c’è una continua conversazione intorno a noi, come un linguaggio nascosto, che le piante si accorgono chimicamente che c’è qualcosa che accade ad altri».

Ophrys apifera (8) Tra le centinaia di esempi è interessante quello dell’orchidea Ophrys Apifera i cui fiori non si limitano ad imitare in modo pressochè perfetto la forma e la consistenza di alcuni imenotteri non sociali, ma ne riproducono la peluria e secernono feromoni identici a quelli rilasciati dalla femmina pronta per l’accoppiamento. Questa tripla mimesi (visiva, olfattiva e tattile) è talmente perfetta che i maschi spesso preferiscono l’orchidea alla femmina della propria specie. Durante questo finto accoppiamento la pianta fa scattare un meccanismo che piazza sul corpo dell’imenottero grosse quantità di polline, così che il maschio le porta con sè ad ogni nuova visita. 



3 Comments

  1. Vivo in empatia con animali e piante e in contatto telepatico con molti alberi. Da sempre penso e vedo il mondo come gli animali, ma da una decina d’anni provo anche le sensazioni fisiche degli alberi. Tutto iniziò quando, a mia insaputa, furono abbattute due roverelle pluricentenarie: il mio corpo a distanza percepì contemporaneamente quanto mi stavano trasmettendo le persone arboree. Da allora sto al mondo anche con la sensibilità fisica e mentale degli alberi: come tradurre la loro sapienza a chi ha occhi e gambe? Certo, la mia ragione umana mi aveva già convinto a perfezionare la mia etica vegetariana, diventando esclusivamente frugivora, per non uccidere nessun vivente per nutrirmi. Sono più avanti dei vegani!

  2. Iolanda wrote:

    Riesco a percepire ciò che provano le piante e a “sentirle” da qualche anno. Tutte le piante di cui mi prendo cura, da quando mi è successo, diventano rigogliose e le persone si meravigliano di come il mio “pollice nero” si sia tramutato. Tutto è cominciato quando hanno ucciso, per motivi del tutto assurdi, un albero che amavo molto e abbracciavo. Riuscivo a sentirlo “vibrare” e mi “parlava”. Ho sofferto per lui come avrei sofferto per un fratello e non credo sarà per me facile perdonare i suoi assassini. Da allora mi batto per i diritti delle piante, senza dar peso a chi mi considera fuori di testa. Devo dire che purtroppo in Italia la sensibilità verso le sorelle piante è pari a zero ….

  3. maura fiorito wrote:

    amo e sento gli alberi, è belluissimo, se qualcuno di loro sta male mi chiamano, non so spiegare, ma è così, mi piacerebbe sapere di più. Ma non so cosa leggere, è la prima volta che trovo qualcosa che mi soddisfa. Se qualcuno mi desse una mano ringrazio già da ora Maura