La società di mercato è la migliore scelta possibile?

Il filosofo politico Gerald Allan “Jerry” Cohen, canadese, vissuto a cavallo del XX secolo, prova a indicarci un percorso diverso.

In questo breve post  vorrei riprendere alcuni rapidi passaggi in cui il filosofo riflette sulla giustizia e, indirettamente, sull’economia di mercato.

Si parte da una premessa: “la giustizia richiede un pari diritto ai benefici per tutte le persone“. Di certo pretendere “pari diritto ai benefici”  è più incisivo rispetto alla richiesta di diritto alle pari opportunità.  Insomma per Jerry Cohen la giustizia è sinonimo di uguaglianza.rea

Per permetterci di cogliere a fondo questi concetti il pensatore canadese li cala nella quotidianità proponendoci esperimenti mentali che prendono forma di parabola.

Ne anticipo un paio.

 
Immaginiamo che  tutta la nostra vita su questo pianeta sia regolata in base ad un distributore di  foglietti e che questo li elargisca in modo casuale. Su ciascun foglietto è scritto un diritto, ad esempio il diritto di mangiare un piatto di pasta,  il diritto di andare dal dentista per curare un dente malato, il diritto di leggere un giornale, di comprare un paio di scarpe e così via. 
Il foglietto non obbliga a fare quanto è scritto, ma nello stesso tempo ci vieta di fare quanto non è scritto. Quanti più foglietti si hanno tanti più diritti si possono esercitare e quindi si è maggiormente liberi.

Ora, continua Jerry Cohen, se alla parola foglietto sostituiamo la parola denaro ci si accorge che stiamo semplicemente replicando quanto succede in una società di mercato. Chi non ha soldi non ha diritti e pertanto l’unica libertà concessa è la non-azione.

Per dirla con le parole di Raj Patel “in un regime capitalista, il denaro è il diritto ad avere diritti” (Raj Patel, The Value of nothing).

 

Nel suo pamphlet “Why not socialism“, dato alle stampe poco prima della morte, nel 2009, la giustizia ideale intesa come equità viene rappresentata attraverso una seconda storia.

In questo caso Cohen utilizza  l’immagine di un gruppo di amici che fa campeggio.
Gli amici si impegnano per rendere il il soggiorno piacevole per tutti. Durante il viaggio condividono quanto possiedono sulla base del buon senso. Se Tom teme particolarmente  la pioggia gli viene data la migliore protezione e se Tom è più grande e affamato di Sally, è probabile che riceverà due panini anzichè uno.
Le varie incombenze della vita in tenda vengono più o meno divise in modo uguale.
Anche le belle sorprese (Katrina va a pescare e cattura inaspettatamente molti pesci) sono divise tra tutti i membri del gruppo [1].

 

Sappiamo molto bene che la vita che conduciamo è lontana dal pic nic con gli amici. E lo stesso filosofo ne è consapevole, ma questo limite non gli impedisce di esplorare la possibilità di applicare ad una realtà più complessa i principi di una comunità legata da vincoli di affetto che si trova in vacanza.

Jerry Cohen immagina un modello di cooperazione sociale che, pur essendo difficile da realizzare, è moralmente più attraente delle alternative basate sull’accettazione del perseguimento dell’interesse personale come motivazione principale dell’agire umano.

Il pensiero di questo filosofo è complesso e ancora in parte inesplorato, ma le sue visioni “paraboliche” sono metafore potenti con cui immaginare il futuro che vogliamo abitare

 

 Silvia Pattuelli

 

P.S. Un’analisi approfondita di questo studioso rigoroso, appassionato, con uno spiccato senso dell’umorismo ce la restituisce Mario Ricciardi in questo suo articolo dal titolo “Socialismo post marxista”.