La danza delle api

PINK PEARL DRAGON POSSE

Sara Mapelli
Pink Pearl Dragon Posse

Mentre la popolazione umana cresce al ritmo di 70 milioni di individui all’anno passando dai due miliardi e mezzo del 1950 ai 7 miliardi nel 2012, quella degli insetti impollinatori diminuisce per quantità e nella biodiversità.

Un recente studio (1) statunitense condotto da Laura Burkle, Assistant Professor di Ecologia alla Montana State University, mostra come si sia verificato negli ultimi 120 anni un vero e proprio collasso di varie specie di api selvatiche.
L’analisi delle interazioni “piante-impollinatori” effettuata sulla base di dati raccolti in tre momenti cronologici successivi: nel tardo ‘800, negli anni ’70 del 1900 e nel primo decennio di questo secolo, mostra due gruppi di dati immediatamente significativi. Il primo è che delle 532 interazioni intercorrenti di fine ‘800 ne sono rimaste solo il 24%, il secondo è che delle 109 specie diverse di api osservate nei 26 boschi del diciannovesimo secolo, nel 2010 ne sono sopravvissute solo 54.

 

Le interazioni sono calate drasticamente non solo per la riduzione numerica degli insetti, ma anche a causa dello sfasamento temporale e geofisico di fiori e api.
Come registra la fenologia affinché ci sia un incontro occorre che i fiori sboccino nello stesso periodo in cui le api sono attive e si trovino in luoghi facilmente raggiungibili. Tra il 2009 e 2010 le erbe hanno mediamente anticipato il picco di fioritura di 9,5 giorni mentre le api hanno anticipato il loro picco di attività di 11 giorni. Non solo, il periodo di fioritura è diminuito di 8 giorni e mentre quello di volo delle api di 22,5 giorni.

 

pathways

Le ripercussioni di un cambiamento ambientale epocale appaiono in modo meno evidente ma altrettanto significativo attraverso una serie di effetti quali il riscaldamento globale, l’accumulo di azoto da fertilizzanti chimici, l’aumento di anidride carbonica.

Questi tre elementi, come si evince dalla figura 1 tratta da questo studio agiscono sulle piante alterandone la morfologia, la fenologia e perfino il contenuto nutritivo.

Come per un destino beffardo gli impollinatori risultano maggiormente attratti dai fiori a maggiore concentrazione di sostanze tossiche, che ne riducono la longevità.

 

A scomparire non sono solo le api domestiche, ovvero quelle che vivono nelle arnie, ma anche gli impollinatori selvatici (bombi, sirfidi, maggiolini, megachile, osmie…).
Ortaggi come pomodori, peperoni, melanzane e frutti come fragole, mirtilli e ribes, affidano la propria fertilità alla cosiddetta ‘buzz-impollination’ tipica dei bombi e di altre api ‘native’.

Secondo lo scienziato Lucas A. Garibaldi ben l’8% delle coltivazioni che necessitano di impollinazione devono affidarsi a questo tipo di impollinazione. In questo suo studio vengono esaminati 41 tipologie di coltivazioni. In estrema sintesi l’impollinazione affidata agli insetti selvatici è più produttiva: laddove la loro presenza è più consistente, le rese – in termini di fiori che divengono frutti – raddoppia.

Data l’estrema complessità delle reti che interconnettono insetti impollinatori e mondo vegetale e tenendo conto delle variabili esterne che intervengono sui due mondi è impossibile trovare un’unica spiegazione alla moria di queste comunità.

Di certo una relazione diretta facilmente individuabile è quella con i pesticidi (in questo sito in italiano vi sono tutti i dettagli degli “agro farmaci” in commercio).

In questo studio (5) viene rilevato come i bombi sottoposti ai livelli tipici di un campo coltivato in modo convenzionale utilizzando Imidacloprid, un’erbicida della classe dei neonicotinoidi, hanno ridotto in maniera sostanziale il tasso di crescita della loro colonia e la produzione di regine è diminuita dell’85%.

Questo studio (6) invece testimonia come il trattamento, ovvero la concia delle sementi, in particolare del mais, con insetticidi a base di neonicotinoidi hanno effetti letali compatibili con il fenomeno della sindrome dello spopolamento degli alveari (SSA, in inglese CCD, ovvero Colony Collapse Disorder).

Wolfgang Laib

Wolfgang Laib
“I collect the pollen in these meadows that surround my studio, in the forest nearby “

Gli effetti sono distruttivi anche quando le quantità sono sub letali, in quanto anche bassi livelli interferiscono con la vitalità di questi insetti e con le performance comportamentali.
Utilizzando metodi di monitoraggio mediante radiofrequenza si è visto che le api che erano entrate in contatto con nettari e pollini trattati con basse quantità di erbicidi riducevano la loro capacità di andare alla ricerca di cibo e di fare voli di lunga percorrenza (vedi questo studio (7)).

La radio frequenza è stata utilizzata anche in questo studio nel quale si è registrato che un’esposizione a dosi non letali di Thiamethoxam causa un’alta mortalità delle api che non ritrovano più la via di casa.

Altri fattori che hanno un impatto devastante sono le infezioni da funghi patogeni sempre più virulenti (anche in questo caso l’azione umana ha un grossa responsabilità)e ancora la cementificazione che riduce la quantità e la varietà di fiori disponibili.

Se ci limitiamo ad un’analisi in termini unicamente antropocentrici risulta quantomeno inquietante che delle 100 tipologie di coltivazioni che forniscono cibo alla popolazione globale, i tre quarti circa dipendono in modo quasi esclusivo dall’impollinazione delle api. L’ultimo quarto affida la propria sopravvivenza a impollinatori come coleotteri, mosche, farfalle, uccelli e pipistrelli.

Affinchè tutti gli esseri viventi animali possano godere di un’alimentazione di base e varia e affinchè gli essere viventi vegetali possano perpetuare la loro specie è necessario che gli insetti possano svolgere le proprie funzioni.

 

Tra le molteplici conseguenze di una scarsa impollinazione ve ne sono anche di imprevedibili. Questo studio (3) ad esempio mette in connessione la riduzione di raccolti dipendenti dall’impollinazione con la conversione di nuove terre, prima oasi di biodiversità, alla produzione agricola industriale.

Aganetha Dyck

Aganetha Dyck
The MMasked Ball (2008)

In realtà non tutto va male.

Sì, diminuiscono gli insetti impollinatori, diminuisce la biodiversità, diminuiscono gli habitat naturali, ma alcune cose sono in forte crescita: i profitti delle aziende che producono pesticidi ed erbicidi.
Le vendite del primo trimestre del 2012 della divisione di Bayer Crop Science sono aumentate del 15,% (http://www.cropscience.bayer.com/en/Company/Facts-and-Figures.aspx)

Ma questo valore non è ancora sufficiente, pare: “Condividiamo le preoccupazioni per la salute delle api” – ha affermato Utz Klages, portavoce della Bayer CropScience. Ma, ha aggiunto, “qualsiasi azione sproporzionata metterebbe a repentaglio la competitività dell’agricoltura europea e in ultima analisi porterebbe a un aumento dei costi di cibo, alimentazione animale, fibre e materie grezze rinnovabili e avrà un enorme impatto lungo tutta la catena alimentare”. Bayer e Syngenta sostengono che le restrizioni proposte porterebbero a una perdita di 50.000 posti di lavoro e miliari di dollari di costi per i contadini e le aziende europee. (qui il comunicato ufficiale).

E così anche le api diventano commodities…

Negli Stati Uniti i mandorli vengono impollinati quasi unicamente con api importate e nuove arnie temporanee vengono installate ogni anno ai bordi dei campi coltivati. Al di là dell’assurdità del semplice gesto di trasportare in camion di api da un punto all’altro del paese, tutto questo non sostituisce il lavoro svolto dagli altri insetti impollinatori non domestici.
E’ sempre più chiaro che la api e gli altri insetti impollinatori non sono altro che danni collaterali di un perverso modello di sviluppo, di un’agricoltura industriale che ha dichiarato guerra alla natura.

Qualche giorno fa la Comunità Europea ha votato con una maggioranza sufficiente ma non largamente condivisa la messa al bando dei tre neonicotinoidi (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam) per un paio di anni e limitatamente alla stagione di fioritura (in inverno si potranno utilizzare): 15 Stati membri hanno votato a favore del bando (Polonia, Spagna, Olanda, Slovenia, Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Malta, Francia, Svezia, Lettonia, Cipro, più Germania, Bulgaria ed Estonia che in precedenza si erano astenute), 4 Stati membri si sono astenuti (Grecia, Irlanda e Lituania, che precedentemente avevano votato contro, e Finlandia che ha confermato la sua posizione ) e 8 si sono opposti alla proposta, sostenendo necessaria una nuova fase di negoziati (Portogallo, Slovacchia, Repubblica ceca, Irlanda, Ungheria, Austria, più Regno Unito che il 15 marzo si era astenuto e l’Italia, che in quell’occasione si era espressa a favore)
Nei prossimi mesi gli sforzi delle lobby chimiche sono destinati ad intensificarsi. Le testimonianze di quanto sta sobbollendo in pentola trapelano sui giornali (qui la lettera con cui Owen Paterson, Ministro l’ambiente nel regno Unito, esprime a Syngenta il proprio disappunto sulla moratoria e promette un impegno continuo a fianco della multinazionale).

Terrestra

Terrestra – ape su tarassaco

Iniziamo ad osservare il mondo che ci circonda, approfondiamo le nostre conoscenze e facciamo sentire la nostra volontà. La richiesta di uno stopo ai neonicotinoidi è avvenuta anche grazie alla pressione di 2.600.000 persone attraverso questa petizione online e con l’invio di 80.000 email al Ministro inglese.

Ricordiamoci degli insetti impollinatori quando abbiamo la tentazione di usare gli erbicidi e disseccanti sui selciati in cemento delle nostre case e lungo i fossi dei nostri cortili o quando le lumache assaltano la nostra insalata appena spuntata dopo tanti sacrifici.

Ricordiamoci di loro facendo pressione sulle amministrazioni dei i nostri comuni affinchè non utilizzino più diserbanti lungo il ciglio delle strade.

Soprattutto ricordiamoci di api, bombi e osmie cercando di privilegiare i contadini di prossimità che coltivano con tecniche naturali i loro campi o rivolgendoci ai GAS vicini a noi.

di Silvia Pattuelli 

 

Immagini:

http://saramapellibeequeen.com/

http://en.wikipedia.org/wiki/Wolfgang_Laib

http://www.aganethadyck.ca/index.html

 

Link di approfondimento:

http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/image/2013/rapporti/Api_in_declino.pdf

http://permaculturenews.org/2009/02/05/colony-collapse-disorder-a-moment-for-reflection/

http://blogs.smithsonianmag.com/science/2013/02/could-disappearing-wild-insects-trigger-a-global-crop-crisis/

https://www.nytimes.com/2012/03/30/science/neocotinoid-pesticides-play-a-role-in-bees-decline-2-studies-find.html

http://www.slowfood.com/sloweurope/ita/news/170642/neonicotinoidi-leuropa-aprir%C3%A0-gli-occhi-e-bandir%C3%A0-questi-pesticidi-nocivi-allambiente

http://bizzarrobazar.com/2012/04/17/la-barba-di-api/

 

Link sul lobbismo chimico:

http://www.guardian.co.uk/environment/2013/apr/28/europe-insecticides-ban-save-bees

 

Link su pesticidi:

http://permaculturenews.org/2008/08/12/which-came-first-pests-or-pesticides/

 

Note:

(1)      http://www.sciencemag.org/content/early/2013/02/27/science.1232728

(2)      http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1461-0248.2011.01729.x/full

(3)      http://www.pnas.org/content/108/14/5909.abstract

(4)      http://www.sciencemag.org/content/339/6127/1608.full

(5)      http://www.sciencemag.org/content/336/6079/351.abstract?sid=b1d28d06-8d8c-4140-9352-539e771146a6

(6)      http://www.entomology.umn.edu/cues/pollinators/pdf-pesticides/2012Tapparoseedtreatedcorn.pdf

(7)      http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3256199/pdf/pone.0030023.pdf