CHI SIAMO

Il nostro percorso

Terrestra è una CSA (Comunità che Supporta l’Agricoltura) nata nell’aprile 2021 in Romagna, a Sant’Agata sul Santerno, nella Bassa Romagna. Siamo partite in 20 persone e oggi siamo oltre 60 nuclei familiari che ricevono dai 3 ai 6 kg di verdura mista a settimana.

La svolta: il modello CSA

Il progetto nasce nel 2013, quando abbiamo preso in gestione il Podere Casetta – poco meno di sette ettari della famiglia di Silvia, certificati biologici. Veniamo dall’arte e dall’economia, non dal mondo contadino, ma siamo accomunate da anni di riflessione su energia, clima e cibo.
Per sette anni siamo state intrappolate nel sistema della Grande Distribuzione Organizzata, un meccanismo che ci ha progressivamente impoverite.

La scoperta del modello CSA – nato oltre 40 anni fa in Giappone – ha rappresentato la nostra rivoluzione. Le socie e i soci si impegnano con una quota annuale che garantisce il pareggio di bilancio dell’attività agricola.
In cambio ricevono verdura e frutta coltivate con tecniche agroecologiche e rigenerative, raccolte al momento ottimale e distribuite entro poche ore.

Il prezzo non è più stabilito dal mercato ma coincide col valore reale del cibo: senza esternalità negative, senza sprechi, senza sfruttamento.

Ogni socia o socio decide il proprio livello di coinvolgimento: può partecipare alla pianificazione, venire in campo, aiutare nella raccolta o nella distribuzione. La comunità condivide rischi e benefici dell’attività agricola, diventando parte attiva del processo.
Le giornate di ritiro della verdura sono momenti di incontro e confronto, dove la spesa diventa relazione e consapevolezza.

Abbiamo imparato che il valore dei beni comuni deve prevalere sugli interessi individuali.
Che ogni soggettività – umana e non umana – può coesistere senza gerarchie.

Oltre il biologico: l'agricoltura interspecie

Oggi Terrestra non è solo un luogo che produce cibo: è una pratica politica, ecologica e antispecista. Ogni cassetta che distribuiamo è un atto radicale, un’alternativa concreta all’agroindustria e alla logica del profitto.

L’agricoltura che pratichiamo segue i ritmi naturali con gesti antichi: la semina a spaglio, l’attesa che la terra sia in tempera per poterla lavorare. Gesti che richiedono pazienza e ascolto.

Allo stesso tempo, cerchiamo di decostruire l’antropocentrismo su cui si fonda l’agricoltura moderna: quella visione del mondo che mette l’essere umano al centro e lo autorizza a dominare la natura e gli altri animali.
Una visione che ci fa dividere tutto in compartimenti artificiali: noi e la natura, selvatico e coltivato, umani e animali.
Tutto è organizzato per l’efficienza produttiva in una sorta di grande agri-logistica dove gli organismi vengono ridotti alla loro funzione: il lombrico serve ad arieggiare, la gallina a produrre pollina, l’insetto a impollinare. Quando non serve, si eradica.

Niente esiste per sé stesso.

Noi vogliamo ribaltare questa prospettiva attraverso l’agricoltura interspecie o l’agricoltura stock-free.

Questo metodo, nato nel Regno Unito negli anni ’40, esclude l’uso di animali e dei loro sottoprodotti (come il letame) per la concimazione, dimostrando che la terra può rigenerarsi attraverso la sola forza del mondo vegetale.
Tra una coltivazione e l’altra reintegriamo la fertilità del suolo con materiali esclusivamente vegetali: sovesci, cover crop, cippato, compost vegetale.

Dalla teoria alla pratica

Ti abbiamo raccontato il perché del nostro impegno. Se ora vuoi capire come questo si trasforma in una cassetta di verdure sulla tua tavola, ti invitiamo a scoprire il nostro modello di adesione. È un percorso semplice, pensato per farti conoscere la comunità un passo alla volta

Coltivare cibo insieme significa rimettere la cura al centro